In questo articolo parliamo di uno dei pilastri del betting professionale: il bankroll management scommesse.
Nome altisonante, concetto in realtà molto semplice: è la disciplina con cui decidi quanto capitale destinare alle scommesse e come distribuirlo nel tempo, sia che tu faccia value betting, sia che tu faccia trading sportivo pre‑match.
Cosa significa davvero bankroll management scommesse
Molti pensano al money management solo quando le cose vanno bene: “sto vincendo, alzo la puntata così guadagno di più”.
In realtà il bankroll management serve soprattutto nei periodi negativi: è ciò che impedisce a una serie di risultati storti di spazzare via tutto il capitale.
Trading sportivo pre-match: il modo sereno per fare profitto
Segnali operativi, alert di prezzo e copilot: prova la nostra strategia
Nel tempo sono nati metodi di ogni tipo:
- progressioni, raddoppi, martingale;
- sistemi “Masaniello” e simili;
- multiple che reinvestono di continuo tutto il saldo.
Hanno tutti un punto in comune: cercano scorciatoie per far crescere in fretta il capitale, esponendoti al rischio di perderlo quasi tutto in pochissimo tempo.
Il bankroll management serio fa esattamente il contrario: ti impedisce di fare il passo più lungo della gamba, anche quando la tentazione è forte.
Puoi dire di fare davvero bankroll management scommesse solo se:
- hai definito un capitale da investire separato dai soldi di tutti i giorni;
- hai fissato una percentuale massima di esposizione e un limite per singola giocata/trade;
- hai un metodo coerente per calcolare lo stake (fisso o dinamico);
- stai sfruttando l’interesse composto, lasciando che il capitale cresca gradualmente.
Definire il capitale da investire
Conosci un’azienda che inizi l’attività senza sapere qual è il capitale sociale?
Con le scommesse dovrebbe funzionare allo stesso modo: se vuoi ragionare da professionista, devi prima decidere quanto capitale destinare a questa attività.
La maggior parte degli scommettitori amatoriali non ha idea di quanto spende in un anno.
Magari pensa: “questa settimana solo 2 €, la scorsa 5 €… niente di che”.
Ma se fai i conti, 5 € a settimana sono quasi 300 € l’anno, quasi sempre persi in multiple “della speranza”.
Invece puoi:
- decidere subito una cifra annua sostenibile (es. 10 € a settimana × 52 settimane ≈ 520 €);
- considerarla il tuo bankroll iniziale, da gestire con metodo.
Questo ti dà due vantaggi:
- leva psicologica: avere un capitale definito ti responsabilizza, ti spinge a prendere decisioni più lucide;
- rischio d’impresa chiaro: sai fin dall’inizio qual è la perdita massima teorica, e accetti che quei soldi non servono per bollette o spese essenziali.
Quando scegli l’importo:
- valuta la tua esperienza: se sei all’inizio, può avere senso ridurre del 20–30% la cifra teorica;
- rispetta le tue reali possibilità: se perdere tutto il bankroll ti creerebbe problemi seri, stai investendo troppo.
Definire l’esposizione massima
Stabilito il capitale, il passo successivo è capire come usarlo giorno per giorno.
Qui entra in gioco la percentuale di esposizione massima: è la parte di bankroll che sei disposto ad avere a rischio nello stesso giorno.
Non puoi pensare di investire in una volta sola tutto il budget che hai deciso.
Così facendo trasformeresti il bankroll in una semplice “cassa” da bruciare su poche giocate.
Una gestione prudente prevede:
- esposizione massima giornaliera intorno al 10–15% del bankroll;
- esempio: bankroll 1.000 €, massimo investito in un giorno 100–150 € complessivi (tra tutte le giocate o trade).
Questo ti permette di:
- sopportare anche piccole serie di risultati negativi senza avvicinarti alla rovina;
- diluire la varianza nel tempo, lasciando al tuo vantaggio matematico (value, strategia, trading) il tempo di esprimersi.
Definire il limite per singola giocata
Avere 100–150 € di margine giornaliero non significa poterli mettere tutti su un solo evento.
Serve anche un limite per singola giocata (o singolo trade).
Le scuole di pensiero più diffuse:
- approccio conservativo: massimo 2% del bankroll per singola;
- approccio intermedio: 3%;
- approccio aggressivo: fino al 5% (solo per chi ha grande esperienza e tracking solido).
Esempio:
- bankroll 1.000 €;
- limite per singola 3% → massimo 30 € su ogni partita o mercato;
- esposizione massima giornaliera 10% → puoi avere 3–4 operazioni aperte nello stesso giorno rispettando entrambe le regole.
Questo non significa che devi investire sempre il massimo; significa che non puoi superarlo, nemmeno quando sei convinto di avere trovato il colpo del secolo.
Come calcolare lo stake: dal limite al criterio di Kelly
Una volta fissato:
- bankroll,
- esposizione massima,
- limite per singola,
serve un criterio per decidere quanto puntare sulle diverse occasioni.
Dal limite fisso…
Il metodo più semplice è usare un flat betting ragionato:
- scegli una percentuale (es. 1–2% del bankroll) come stake base;
- la applichi a tutte le giocate con edge sufficiente;
- resti sempre dentro al limite per singola e dentro all’esposizione giornaliera.
È la soluzione ideale per chi inizia o per chi non ha ancora un modello affidabile di valutazione delle probabilità.
…al criterio di Kelly (in versione prudente)
Quando inizi a ragionare in ottica value betting, cioè a confrontare la probabilità reale stimata con quella implicita nella quota, entra in gioco il criterio di Kelly.
In sintesi, Kelly ti dice quale frazione del bankroll investire in base a:
- quota offerta;
- probabilità reale che tu attribuisci all’evento;
- valore (overlay) tra probabilità reale e implicita.
Prima si calcola l’overlay:Overlay=% probabilitaˋ implicita% probabilitaˋ stimata−1
Poi si usa una formula del tipo:Importo da investire=(budget×% max esposizione)×quota−1overlay
Questa è una forma di fractional Kelly: collega valore della quota, esposizione massima e stake suggerito.
Punti chiave:
- se l’overlay è positivo, hai una value bet e Kelly ti suggerisce quanto pesare quell’edge;
- se l’overlay è negativo, non c’è valore: la giocata va scartata;
- se Kelly “pieno” suggerisce importi oltre il limite per singola, prevale sempre il limite: meglio sottostimare che sovra‑esporsi.
Chi fa trading sportivo può usare gli stessi concetti non tanto per tenere fino al 90’, quanto per decidere quanta parte del bankroll dedicare alle operazioni con edge più forte, anche se poi l’uscita avviene prima dell’inizio della partita.
L’effetto dell’interesse composto
La parte più potente del bankroll management è l’interesse composto applicato alle scommesse:
- la percentuale di esposizione (es. 10% al giorno, 3% per singola) resta la stessa;
- ma, se la strategia è vincente, il capitale cresce, e con lui crescono anche gli importi assoluti.
Esempio:
- bankroll iniziale: 1.000 € → esposizione massima giornaliera 10% = 100 €;
- dopo alcuni mesi di buon lavoro: bankroll 1.500 € → esposizione massima 150 €;
- stesso rischio percentuale, capacità di generare utile più alta.
Se invece attraversi un periodo negativo:
- il bankroll scende;
- la stessa percentuale applicata su un capitale più basso fa sì che stake ed esposizione si riducano automaticamente, proteggendoti dal tracollo.
È l’opposto delle progressioni: non rincorri le perdite aumentando le puntate, lasci che sia il capitale a “dire” quanto puoi permetterti di rischiare.
Bankroll management tra value betting e trading sportivo
Le regole che hai visto nascono in un contesto di value betting puro, dove:
- individui scommesse con valore atteso positivo;
- le pesi in modo razionale con criteri come flat betting evoluto o fractional Kelly;
- lasci che interesse composto e volume di giocate facciano il resto.
Lo stesso impianto però è la base anche per il trading sportivo pre‑match:
- il bankroll resta il capitale di partenza;
- esposizione massima e limite per singola proteggono dal rischio di rovina;
- l’eventuale uso di leve operative (stake alti su movimenti di pochi tick) ha comunque sempre un tetto in percentuale sul capitale.
In altre parole: senza un bankroll management serio, value betting e trading sportivo diventano solo due modi diversi di giocare d’azzardo.
Con un bankroll management solido, entrambi possono diventare attività gestite come un piccolo “business”, dove la priorità non è fare il colpaccio, ma rimanere in piedi abbastanza a lungo da far lavorare davvero il proprio vantaggio matematico.

ciao, volevo chiedere se non è meglio bancare il risultato invece che puntarlo?
Nel caso di bancata come si calcola l’overlay? Si invertono i dati?
Ciao Marco,
se mi parli di bancata, ti stai ovviamente riferendo al Trading Sportivo. Anche se non è argomento di questo blog è comunque un’attività su cui opero, per cui ti rispondo volentieri. Bancare il risultato può sembrare più conveniente rispetto al puntare, magari in situazioni di bancata con quote basse. Ma ne siamo sicuri? Se ci pensi un attimo, bancare un risultato come tu dicevi, non corrisponde ad altro che a puntare alla doppia chance opposta. Magari bancando il segno 2, non stai facendo altro che puntare l’1X. Diciamo che non si può dire in generale che bancare sia meglio che puntare, quello che va sfruttato del trading è la possibilità di approfittare di specifiche situazioni senza dover attendere il termine del match.
Per quanto concerne l’overlay, vale quanto appena detto: se vuoi sapere se c’è valore nel bancare il segno 2, non devi fare altro che calcolare l’overlay dal punto di vista dell’1X, poiché è quello il risultato che ci farà fare profitto.
Scrivi: “Noi invece siamo convinti che le cose stanno diversamente e che questo accadrà col 75% di probabilità” e poi scrivi la formula. La mia impresione è che tutto ha l’apparenza di un calcolo preciso, pero si basa poi tutto su una mia stima maccheronica di un 75%. Mi pare che non ho nessun criterio oggettivo per definire quel fattore della formula e quanto piu mi allontano dal vero (ma non lo potro mai sapere in anticipo) piu errato sara’ il risultato. come stabilisco che sia proprio quella la percentuale? matematicamente o a sensazione e ragionamento e conoscenza calcistica del match?
Ciao Andrea,
ovviamente quel 75% è solo un esempio fatto nell’articolo. In generale, la definizione della probabilità reale è la cosa più importante per poter andare alla ricerca di quote di valore. Gli approcci possono essere due: definire la propria probabilità usando dati statistici e altre informazioni, oppure sfruttare i bookmaker per capire qual è la probabilità reale di un certo evento secondo il mercato. In questo articolo, ne abbiamo parlato in maniera molto dettagliata https://professionalbettor.net/valuebet/
MI PERMETTO DI FARE 3 DOMANDE IN UN SOLO COLPO PERCHè SONO STRETTAMENTE CORRELATE:
DOMANDA 1: questa domanda è in realtà solo di premessa a una successiva che è quella per me centrale e che faro di seguito a questa prima.
se, x esempio, nella mia strategia x ogni giornata del campionato decido di fare una puntata su 4-6 squadre e queste giocano tra venerdi e lunedi. Come dovrei intendere la vostra definizione di “max esposizione giornaliera” ? Io infatti in genere imposto le mie puntate pre-partita il venerdi pm. quindi in fondo per me è come se giocassero tutte 4 (o 6) lo stesso giorno? forse dovrei cercare di impostare solo quelle di un giorno e poi solo dopo che quelle sono concluse, impostare quelle del giorno dopo? Io finora ho ragionato da un lato a cantiere (1 cantiere in corso per ogni squadra che dura tutto il campionato) e dall’altro a giornata e quindi il risultato globale alla fine di ogni giornata del campionato.
DOMANDA 2
nel tempo devo considerare il bank roll (il budget) e relative percentuali per ricavare gli altri parametri (max esposizione etc) sempre quello iniziale? se infatti per vincite o perdite il totale del mio capitale si muove in profitto o perdita devo tenerne conto?
per esempio: bank roll iniziale 1000 euro. dopo la prima giornata perdo 300 euro. la volta successiva devo ricalcolare la mia max esposizione, max singola su base 700 o su base 1000. e viceversa per vinco e il mio bank roll aumenta?
DOMANDA 3: e se poi decido di prelevare mensilmente una somma? anche in questo caso ricalcolo tutto?
grazie in anticipo!
Il concetto di max esposizione giornaliera è l’aspetto sul quale si può essere più elastici. Tutto dipende dalla propria esperienza e quindi dalla
stabilità della propria strategia. Caso pratico: è venerdì e devo investire sulle scommesse di tutto il week-end perché magari devo partire e non potrò farlo, è chiaro che potrei avere un’esposizione anche del 40% del mio bankroll totale. Ma questo lo faccio perché ho l’esperienza per farlo e perché ho una strategia solida che me lo permette.
Ad esempio, la nostra piattaforma Professional Bettor Lab lavora con una dimensione dello stake del 30% che permette un’esposizione controllata e quindi un maggior controllo del rischio.
Per le altre due domande, vale la stessa risposta: la forza del bankroll management sta tutta nell’interesse composto. Ciò significa che devo sempre ragionare in percentuale sulle mie finanze attuali. Se perdo 300 euro o se decido di prelevare 300 euro e me ne restano 700, devo assolutamente calcolare i prossimi stake e tutto quanto sui 700, in modo da tenere sotto controllo il mio rischio totale. In questo modo, non andrò mai a bruciare tutto il capitale. Stessa cosa se guadagno 300 euro: il mio bankroll sarà di 1300 e quindi andrò a calcolare l’1% di 1300 e così via.
Capisci benissimo che riuscendo ad avere un trend positivo, il bankroll managament e l’interesse composto possono dare dei profitti secondo una crescita esponenziale.
buongiorno
mi sono appena avvicinato alla gestione del capitale con il BANKROLL MANAGEMENT, una domanda su una cosa che non ho capito:
se perdo quanto previsto dallo stake del giorno cosa faccio mi fermo e accetto la perdita?
Ciao Vincenzo,
vedi, l’obiettivo del bankroll management è quello di investire il proprio capitale nel modo giusto, in modo da massimizzare i profitti e minimizzare le perdite. Ciò significa che se capita di perdere lo stake del giorno, così come l’investimento sulle singole puntate, bisogna semplicemente andare avanti e calcolare i successivi importi considerando il budget attuale, cioè quello al netto delle perdite. In questo modo, si investirà meno se si è in perdita e si investirà progressivamente di più se si è in profitto. Tutto questo permette all’interesse composto di far salire i guadagni in maniera esponenziale, invece che lineare.
Molto interessante….ma facendo dei calcoli mi capita quasi sempre in pratica giocare il Max dell’ importo previsto x singola…..e addirittura se la quota aumenta (Quindi la sua probabilità data dal book scende) l importo da giocare aumenta mentre nn dovrebbe diminuire?….i calcoli sn sicuro al 100 % di averli fatti giusti….quindi nn riesco a capire il paradosso dell’ aumento di quota e conseguente aumento d importo mentre credo debba scendere….molto probabilmente mi sfugge qualcosa e sarei lieto se me lo spiegasse…..la ringrazio
Ciao Andrea, quello che descrivi è normale. Facciamo un esempio: hai stimato la probabilità dell’evento al 50%, mentre il book offre quota 2.10, cioè il 47% di probabilità. Vuol dire che il valore della quota è del 5% circa. Se il book invece te la offre a 2.30 e tu sei fermamente convinto che la probabilità reale sia invece del 50%, è chiaro che stai ricevendo ancora più valore, perché quota 2.30 è parecchio maggiore rispetto a 2.10. Essendoci molto più valore, la conseguenza è che il criterio di kelly, ti spinge ad investire uno stake maggiore. Il concetto è semplice: maggiore è la distanza tra la probabilità da me stimata e quella del book, maggiore sarà il valore e maggiore sarà lo stake da investire. Comunque ti consiglio di non perdere tempo a fare calcoli, ma di provare il nostro Professional Bettor Lab che fa tutto questo e molto altro in maniera automatica: https://lab.professionalbettor.net:8443/
Molto interessante potrei avere il foglio di calcolo per l’interesse composto
Ottima Guida!